
Una revisione sistematica dimostra gli effetti positivi dei probiotici sul microbiota intestinale in pazienti con disturbi depressivi
La ricerca ha evidenziato l’esistenza di una connessione bidirezionale tra l’intestino e il cervello (noto anche come “asse intestino-microbiota-cervello”) e il ruolo primario del microbiota intestinale in diverse condizioni patologiche, comprese le malattie cardiovascolari e i disturbi psichiatrici. Sono sempre più in aumento infatti le prove che evidenziano gli effetti benefici dell’integrazione di probiotici in pazienti con disturbi depressivi.
Gli effetti dei probiotici sulla salute
La ricerca sui probiotici è in rapida crescita e coinvolgendo diversi settori, come la biologia, la medicina traslazionale, l’epidemiologia e la bioinformatica mira a comprendere gli effetti benefici dei probiotici sulla salute umana e sugli stati patologici. Si pensa infatti che le interazioni gene-ambiente e intestino-microbiota-cervello portino a una serie di eventi che vanno ad influenzare la funzione cerebrale e i disturbi dell’umore.
Degli studi passati hanno rilevato come la flora intestinale di pazienti depressi presentasse livelli bassi di batteri benefici, come Lactobacillus e Bifidobacterium e una percentuale più alta di batteri patogeni negativi come gli Enterobatteri. Tuttavia questi studi si sono soffermati in gran parte sull’analisi dell’efficacia clinica dei probiotici, senza approfondire i meccanismi di azione con cui si ottengono gli effetti benefici dei probiotici sul microbiota intestinale. Ecco perché, secondo le linee guida PRISMA, è stata condotta una revisione sistematica per analizzare gli effetti benefici dei probiotici sulla depressione.

I dettagli della revisione sistematica
Questa revisione sistematica composta da 7 studi che utilizzavano le specie Lactobacillus e/o Bifidobacterium ha indagato gli effetti della terapia con i probiotici sul disturbo depressivo maggiore (MDD). Quest’ultimo si tratta di un disturbo psichiatrico estremamente comune e fortemente debilitante con compromissione della qualità della vita. Sono sempre di più le prove che suggeriscono che un aumento delle pro-citochine infiammatorie e una ridotta diversità microbica intestinale siano alla base della sua patogenesi. Inoltre chi soffre di disturbo depressivo maggiore presenta un alto rischio di sviluppare patologie come malattie cardiovascolari e diabete.
I pazienti con MDD presi in analisi nello studio, con un trattamento di 8 settimane hanno raggiunto risultati modesti. Ciò suggerisce che in persone affette dal disturbo depressivo maggiore è probabilmente necessaria un’integrazione a lungo termine di probiotici. Questo perché la MDD è una malattia complessa ed eterogenea e prima di vedere un miglioramento nei sintomi con la terapia potrebbero volerci da due a tre mesi, tenendo conto anche del fatto che la risposta al trattamento cambia da individuo a individuo.
Allo stesso modo, da un punto di vista molecolare, la risposta a un trattamento con probiotici a breve termine potrebbe portare a risultati nel microbiota intestinale transitori e temporanei; ecco perché per ottenere alterazioni significative del microbiota potrebbero volerci più di otto settimane di trattamento.
I benefici dei probiotici
In conclusione possiamo affermare che i probiotici possono avere un effetto positivo sull’asse intestino-cervello, con cambiamenti del microbiota intestinale e influenzare la produzione e l’attività dei neurotrasmettitori. Inoltre è stato dimostrato che alcuni ceppi di probiotici regolano la sintesi della serotonina, aumentandone la produzione e andando a regolare il tono dell’umore, in particolare in persone affette da disturbi psichiatrici.